"Sono molti gli italiani che si rivolgono a me, telefonicamente, scrivono lettere sui social network, esprimono amicizia, sostegno e la speranza che le nostre collaborazioni bilaterali continuino. Questa è un'altra Italia e noi, nel nostro lavoro, orientiamo tutto proprio su questa Italia, su queste persone che colgono il valore della nostra cooperazione".
Queste, tra le parole dell'ambasciatore russo in Italia Sergey Razov, che ho avuto l'onore di intervistare per L'AntiDiplomatico, durante il XV Forum Economico Euroasiatico di Verona, a Baku, un contesto in cui si è riflettuto su quanto il mondo imprenditoriale abbia il dovere di integrare, non di separare, all'interno di un sistema in cui la diplomazia economica possa diventare uno strumento di cooperazione e dialogo, in grado di riflettere le istanze della società civile, al di là della logica di frammentazione e distruzione, che ha estromesso la Russia dall'intero sistema economico internazionale.
Tale estromissione, oltre a provocare un duro colpo alle aziende e ai lavoratori italiani, non ha fatto altro che alimentare la contrapposizione tra polo atlantico e polo eurasiatico, anche attraverso meccanismi basati sulla russofobia.
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